Causa di forza maggiore e caparra — Avv. Martina Lasagna

Causa di forza maggiore e caparra

La causa di forza maggiore da diritto alla restituzione della caparra?

Con l’improvviso arrivo dell’emergenza sanitaria da Covid-19, molti di noi si sono trovati a dover cancellare prenotazioni di servizi e vacanze.

Molti albergatori e tour operator si sono offerti di rimborsare i costi di prenotazione senza problemi.

Tuttavia, nonostante in linea di massima la causa di forza maggiore dia diritto alla restituzione della caparra, si stanno registrando dei rifiuti.

Il precedente della coppia di italiani a Cuba

In un caso molto simile a quanto sta ora accadendo a causa della pandemia da Covid-19, una coppia di italiani aveva prenotato, nel 1997, un pacchetto turistico “all inclusive” per un soggiorno a Cuba.

A causa dell’improvviso scoppio di una epidemia di “dengue” emorragico nel paese, la coppia decideva di annullare la prenotazione, richiedendo il rimborso del prezzo già pagato, per causa di forza maggiore.

L’agenzia di viaggio si opponeva, sostenendo che il recesso del viaggiatore era stato dettato esclusivamente da sue valutazioni circa l’opportunità di effettuare il viaggio, non volendo egli esporsi neppure a rischi modesti per la salute.

Il tour operator negava, quindi, che la scelta di annullare la prenotazione fosse dovuta a una causa di forza maggiore.

Dopo anni di battaglie giudiziarie, si giungeva in Cassazione, dove i Giudici di legittimità hanno riconosciuto come dovuto il rimborso del viaggio in questione.

Questo perchè l’epidemia in corso a Cuba avrebbe impedito alla coppia di italiani il godimento della vacanza prenotata, rendendo quindi impossibile il realizzarsi dell’interesse alla base dell’acquisto del pacchetto (il relax).

Ecco quindi che per legittimare il rimborso del costo del viaggio, la Cassazione fa riferimento al concetto di “impossibilità di utilizzazione della prestazione da parte del creditore” (la coppia).

Al verificarsi di tale circostanza, l’obbligazione si estingue, con conseguente restituzione degli anticipi percepiti.

Cosa fare dunque?

Possiamo dunque concludere che, se a causa dell’epidemia da Covid-19, l’interesse sotteso alla prenotazione di un servizio o di una vacanza, è venuto meno – rendendo impossibile l’utilizzazione della prestazione che ci è stata messa a disposizione – è possibile richiedere il rimborso di quanto già corrisposto.

In un’ottica di correttezza, è comunque bene avvisare l’altra parte dell’intervenuta inutilizzabilità della prestazione, onde prevenire possibili contestazioni.

Vuoi saperne di più? Scrivimi.

Pubblicato da Martina Lasagna

Avvocato in Genova, membro del Comitato Pari Opportunità dell'Ordine degli Avvocati di Genova, socia A.I.G.A., Il Foro Immobiliare, A.I.A.F. Aiuto i freelance a tutelare il loro lavoro.

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